Un modesto imprenditore edile, Colasberna, viene ucciso nei pressi di un casolare, in cui vivono Rosa Nicolosi, il marito e la figlioletta. Parrineddu, con¬fidente dei carabinieri, fa intuire al capitano Bellodi, che conduce le indagini che Rosa sa più di quanto dica. Con un abile trucco Bellodi riesce a strappare alla donna il nome di Zec¬chinetta, che è certo quello dell'assassino, promettendo a Rosa di fare ricerche per ritrovarle il marito, misteriosa¬mente scomparso. Il capitano arresta Zecchinetta, gettando lo scompiglio tra i «maggiorenti» della mafia, i quali, capeg¬giati da Don Mariano Arena imbastiscono una manovra per far credere che Colasberna sia stato ucciso, per motivi d'onore, dallo stesso marito di Rosa. In un successivo incon¬tro, Parrineddu confida a Bellodi che il fucile con cui Zec¬chinetta ha ucciso Colasberna si trova in casa di Don Mariano. Che finisce in prigione. Intanto, la pressione mafiosa, soprattutto su Rosa, cresce; Bellodi capisce che è necessario ritrovare il marito di Rosa, per far cadere l’ipotesì del delitto passionale. Un'informa¬zione gli fa ritenere che l'uomo sia stato ucciso e sia sepolto sotto il manto di catrame di una strada in costruzione. Si scava, il morto c'è, ma è Parrineddu. Don Mariano e Zec¬chinetta, rimessi in libertà, camminano trionfanti per le strade del paese, mentre Bellodi viene trasferito ad altra sede.
Fin dal '61, anno in cui fu pubblicato da Einaudi il romanzo di Sciascia, si aspettava un film tratto da Il giorno della civetta. Nel frattempo ne è stato rappresentato un adattamento teatrale a cura di Giancarlo Sbragia; e un altro romanzo di Sciascia, A ciascuno il suo, ha avuto una buona versione cinematografica. Lo sceneggiatore che collaborò con Petri per A ciascuno il suo, Ugo Pirro, è anche al fianco di Damiani per Il giorno della civetta. Scenografo e costumista, Sergio Canevari e Marilù Carteny, sono invece gli stessi di Salvatore Giuliano, il film di Rosi, che rappresenta il metro campione di tutte le imprese cinematografiche in Sicilia
lavorando sul romanzo con tagli risoluti, restringendo il tema all’ambiente siciliano e solo di scorcio rapportandolo al mondo politico nazionale, Damiani ha fatto un buon lavoro, sorretto da un forte senso del cinema tradizionale, orchestrato sulla recitazione di caratteristi internazionali (Lee J. Cobb, Serge Regiani) e locali (Tano Cimarosa, una rivelazione). Bella e doppiata, Claudia Cardinale non è tuttavia un'apparizione plausibile; e Franco Nero reduce dai western ciociari, non presta abbastanza grinta al donchisciottesco carabiniere. Ma si tratta del personaggio più debole anche nelle pagine di Sciascia.
Il limite di Il giorno della civetta sta nell'idealizzazione del contrasto fra la legge e la mafia. Si torna quasi al lontano In nome della legge di Germi quando si fa dire al capomafia che il tenente dei carabinieri è «un vero uomo», con reciproco scambio di o del romanzo di Sciascia. Anche certe invenzioni narrative trovate dal regista rafforzano quest’ impressione, come quella di situare faccia a faccia la casa del capomafia e la tenenza dei carabinieri, idea abbastanza felice come soluzione d’immagini, ma con la classica netta divisione dei due mondi in conflitto, e la statura dei personaggi un po’ eroi un po’ meschini accentua il tono da film western, a scapito del piglio di opera di denuncia e di inchiesta o requisitoria elementi tutti nella letteratura sciasciana.
Segnalato da: Gesù