Un giovane magistrato viene inviato come pretore in un paese nel centro della Sicilia. Vi giunge animato dai migliori propositi per combattere la mafia imperante. Ma in paese è accolto con diffidenza e ostilità espresse con atteggiamenti di omertà nell’affrontare un caso di omicidio e scampando a un agguato tesogli dal barone locale, legato alla mafia. Il Procuratore Generale lo consiglia di chiedere il trasferimento, ma quando apprende che l’unica persona che gli era vicina, il giovane Paolino, vittima innocente, è stato ucciso per mano mafiosa torna, in paese e scende in piazza annunciando che resterà al suo posto deciso a ristabilire l’ordine e il rispetto della legge.
Tratto dal romanzo Piccola pretura dell’alto magistrato siciliano Giuseppe Guido Lo Schiavo, Pietro Germi, costruisce una storia avventurosa con evidenti richiami alle ambientazioni mitico western, sin dalla sequenza iniziale, dove il paesaggio aspro e desolato è inquadrato con una luce volutamente sovraesposta a sottolineare l’eccesso di luminosità della Sicilia, mentre una voce fuori campo espone quella che sin da subito possiamo considerare la poetica del film. La Sicilia «questa sconfinata solitudine schiacciata dal sole...questa terra nuda e bruciata...un mondo misterioso e splendido di una tragica e aspra bellezza», ci riconduce ai moduli hollywoodiano alla John Ford. In nome della legge è un film appassionante e coinvolgente, ma poco attendibile per una corretta analisi del fenomeno mafioso. Si tratta, se non proprio di stereotipi sulla sicilianità, di immagini che intendono suscitare un’emozione esotica e romanzata e insieme terribilmente concreta, a tratti carica di verità antropologica. Il regista, di origine ligure, evidenzia una lontananza, un distacco da quella cultura primitiva e sembra identificarsi col pensiero del pretore Guido Schiavi, non a caso interpretato da Massimo Girotti, un attore all’epoca molto popolare. Anche il finale consolatorio del film, con il “patto d’onore” tra massaro Turi Passalacqua e lo stesso pretore, conferma l’immagine pericolosa di una giustizia speculare tra lo Stato e la mafia, ma non crediamo per ciò di aver colto una spiegazione veritiera delle origini siciliane della mafia.
Location: Sciacca con le sue Le campagne di ulivi, le trazzere costeggiate dai muretti a secco, case basse e bianche, le masserie di pietra. La zona alta della città, Piazza Gerardo Noceto , la chiesa di San Michele, piazza Inveges dove si trova il palazzo barocco utilizzato per gli esterni della casa del barone, l’antico Palazzo Scaglione, il balcone dove
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