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Via Coriferi

Via Crociferi è una via dei primi del Settecento che si trova nel centro storico di Catania, a pochi passi dai luoghi più emblematici della città come, ad esempio, l’Anfiteatro Romano, il Duomo di Catania o Piazza Università. Questa storica via si distingue dalle altre soprattutto per le sue imponenti chiese e palazzi barocchi di grande pregio architettonico e molto ben conservati, che conferiscono all’ambiente un’evocativa atmosfera tipica del ’700.

Breve storia di Via Crociferi
Come per la maggior parte degli edifici del centro di Catania, le origini dell’attuale Via Crociferi risalgono all’inizio del XVIII secolo, quando la città fu devastata dal terribile terremoto del 1693. Da quel tragico evento nacque l’affascinante centro storico di Catania che, fortunatamente, oggi possiamo ammirare in tutto il suo splendore, dove il barocco sposa l’uso della pietra lavica, scura e intensa ed insieme condividono, quasi in egual parte, il protagonismo architettonico.

Questa unione tra barocco e pietra lavica, insieme all’ottimo stato di conservazione degli edifici del ’700, hanno reso Via Crociferi un luogo tra i massimi esempi della rinascita architettonica di Catania rendendola una delle tappe imperdibili della città.

Parlando del significato del nome della via, la traduzione in spagnolo della parola “Crociferi” indica i portatori della croce durante le processioni religiose, chierichetto. Per ciò che concerne l’origine del nome, tutto sembra indicare che si deve alla chiesa di San Camillo dei Padri Crociferi, situata nella stessa Via Crociferi.

Il cinema affascinato da questa storica via
Il fascino che Via Crociferi suscita in tutti coloro che hanno la fortuna di percorrerne i circa 200 metri è tale da aver lasciato il segno anche nella settima arte. Infatti, sono molti i registi italiani che si sono lasciati ammaliare da tanta bellezza e hanno deciso di utilizzare Via Crociferi come set cinematografico.

Di conseguenza, possiamo vedere via Crociferi comparire in alcune scene di vari film italiani tra cui: “L’arte di arrangiarsi” di Luigi Zampa, “Storia di una capinera” di Franco Zeffirelli, “Mimì metallurgico ferito nell’onore” di Lina Wertmüller e “I Viceré” di Roberto Faenza. (lovingsicilia.it)